A Natale NON siamo Tutti Piรน Buoni ๐ (Spiegazione Scientifica)
La Vita Secondo Te - Giacomo Lucarini Life Coach
| Giacomo Lucarini | Rating 0 (0) (0) |
| www.giacomolucarini.it | Launched: Dec 16, 2025 |
| info@giacomolucarini.it | Season: 1 Episode: 45 |
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Non è che a Natale diventiamo più buoni, a Natale io direi che diventiamo più conformi o performativi e almeno ci tentiamo. Spesso falliamo e stiamo male. Jingle Bells e compagnia cantante sono il pifferaio magico e noi siamo i topolini. È come se qualcuno ti piazzasse addosso nella vita reale un filtro Instagram che non desideri.
Devi sembrare gentile, presente, emozionata, riconoscente, ma che tu lo sia davvero? Sono dettagli perché fuori ci sono le lucine, ci sono le canzoncine, c'è l'atmosfera, ci sono i film pieni di abbracci sotto la neve dappertutto, improvvisamente tutti ti salutano per strada, ma dentro il tuo cervello è un mercatino di Natale in
fiamme, cioè i pensieri corrono, gli obblighi sono inconsci e ti pesano, il senso di colpa ti schiaccia, il confronto con gli altri è infinito, la lista di cose da fare per forza ti travolge. Ora ti dirò una cosa, non sei una persona cinica, non sei freddo, non sei sbagliata. Se ti senti così è perché tutta questa roba è stata costruita nel
corso dei decenni scientificamente per sfruttare i nostri punti ciechi emotivi. Ma arriviamo a saturazione. Sono Giacomo, coach, dottore in psicologia e nei prossimi minuti smontiamo pezzo per pezzo questa macchina che ogni dicembre ti fa sentire in difetto. Ora non sarà divertente, probabilmente come se ci
mettessimo lì a commentare da ubriachi love actually, ma sarà comunque utile per capire perché ti senti come il Grinch a dicembre dobbiamo vedere chi ci guadagna dalla nostra bontà vera o presunta stagionale. Beh, o o settimanale, dai. Alla fine quanto dura la bontà natalizia dei tuoi parenti? Ora spoiler, chi ci guadagna non è il Bambin
Gesù, non sono i poveri elfi che lavorano al posto di Babbo Natale nelle sue fabbriche. Non dobbiamo prendercela strettamente con le persone, con le famiglie che fanno l'albero ancora prima a novembre. Il bersaglio è il sistema, i media, i brand, le piattaforme, tutto l'ecosistema che monetizza il tuo disperato bisogno
di sentirti una brava persona almeno per un paio di settimane. Ora, lo sappiamo tutti che la versione di Babbo Natale che abbiamo in testa, panciuto, vestito di rosso con l'aria simpaticona, è una deformazione del San Nicola e sicuramente non viene dal Polo Nord o dalla Lapponia che dir si voglia, viene
da una campagna eh della Coca-Cola degli anni 30 del secolo scorso. Hanno preso un personaggio folkloristico, l'hanno ridisegnato, l'hanno appiccicato al prodotto di consumo e da lì è diventato lo standard mondiale. È pazzesco se ci pensiamo che una cosa del genere sia riuscita a trascendere tutto fino a
diventare un simbolo mondiale. Ma perché funziona? Perché attiva delle leve psicologiche e qui arriviamo nel nostro settore. La nostalgia è quello che viene definito warm glow giving, cioè quel bellissimo effetto luminescente che ti calma, eh ti riporta indietro a quando eri piccolo, quando il Natale era più
semplice o almeno così te lo racconti, no? E quell'uccichio caldo è quella sensazione di essere buono quando fai un regalo, una buona azione oppure un pensiero. Anche se quel pensiero in realtà è cliccare sul pulsante Compra ora. Il messaggio implicito è se ami davvero compri. Se non compri, sei un folletto sociopatico che odia la
felicità. E ci mettono il carico anche i film, le serie TV. Mamma ho perso l'aereo che è un grande classico, fa ridere, eh. E tante commedie natalizie fanno ridere, però la famiglia disfunzionale alla fine si ritrova sempre e sono tutti felici e contenti, mh, pure con i loro difetti. Sarà pure un po' cinico, ma alla fine
ogni pastrocchio hollyvudiano diventa un po' zuccheroso, come il grande modello della vita e meravigliosa di Frank Capra. La crisi esistenziale viene risolta grazie allo spirito natalizio all'intervento degli angioletti con le trombe. E anche l'animazione non è da meno.
Prendy Klaus, un bellissimo film d'animazione recente, è sempre la magia e la gentilezza che salvano tutto. Storie bellissime, per carità quelle che ci vengono raccontate ed è giusto che si esalti la gentilezza, ma il sottotesto è che il Natale è un'epifania, no? ti redimi oppure ti redimomo ti come padre maronno e diventi buono di colpo.
È un condizionamento classico, praticamente il classico condizionamento di Ivan Pavlov versione Cine Studios. Pavlov faceva salivare i cani abbinando lo stimolo col suono del campanello, quindi stimolo neutro, cosa piacevole, ripetuti 1ille volte. Nel tuo caso sono le lucine più le musiche più lo storytelling di
redenzione che ci arriva dai quattro angoli del globo, emozione positiva, apertura del cuore o del portafogli oppure con atato di vomito che ti fa stare male psicologicamente. Infine ci sono i social media, questo stramaledetto specchio deformante della realtà non sono specchi soltanto normali e neutri Instagram e TikTok, sono
vetrine curate dall'algoritmo e quindi tizie e tizie che hanno bisogno di farti vedere perfetti in famiglia, nelle comunità, coordinati sul divano, luci calde, zero calzini spaiati e tu magari sei lì che stai litigando su chi deve scendere a comprare le pile per i giochi dei bambini oppure per il cane.
e per il gatto e ti chiedi cosa hai sbagliato nella vita e perché tutto non è così bello, ordinato e sistemato come sulle vetrine social. Quello che si chiama emotional overdraft è una sorta di fido emotivo, come un conto in banca. Per reggere la performance della bontà, della perfezione, della convivialità forzata, inizi a spendere energia emotiva che non
hai. Fai sorrisi di cortesia, fai risposte perché sì. Fai visite controvoglia, fai cene a cui non vuoi andare, compri i regali fatti per non sentirti in colpa. Alla fine a gennaio sei in rosso, hai il conto in rosso, sei svuotato, sei irritabile, con zero voglia di vedere chiunque. Ora il punto non è che dobbiamo spengere
il Natale per vivere in una realtà grigia per sempre, un mese triste e ritirato in casa nel buio totale. Il punto è riconoscere che non ti devi sentire in difetto perché a un certo punto non vivi più il Natale, vivi l'idea di come dovresti essere a Natale. E non si tratta di bontà, è conformità sociale travestita da moralità.
Eh, voglio dire, già a metà del secolo scorso Solomon che era uno psicologo che ha fatto esperimenti sul conformismo, ha dimostrato una cosa assolutamente chiara che gli esseri umani preferiscono avere torto insieme credendo a qualcosa, piuttosto che avere ragione da soli, perché vuol dire essere isolati. Dicembre è il mese perfetto del fare
come tutti. Facciamo tutti l'albero o ce lo compriamo già fatto o facciamo i regali. o li o li compriamo già pensati per noi. Si va al cenone anche se ti annoia a morte. Mandi messaggini di auguri preconfezionati anche a chi non vedi da 5 anni e anche a chi cordialmente ficcheresti la testa nel cesso. Qui entra in gioco quella che si chiama
fusione, la fusione cognitiva, perché ti porta a smettere di vedere i tuoi pensieri come pensieri e inizi a prenderli come verità assolute su di te. persino in questo periodo e in questo frangente da sono stanca o sono stanco passi a se non sono felice a Natale vuol dire che non so essere felice perché il Natale è il momento della felicità tutti
dobbiamo essere felici. Se non mi godo ogni momento, sono una persona brutta e cattiva. Se non provo gratitudine, sono un omino di pan di zenzero andato a male. E mentre la sera sei lì davanti a una pizza surgelata in una casa caotica o semplicemente non sei felice e basta perché non dobbiamo esserlo in tutti i
momenti della vita, ti capitano davanti i post altrui costruiti per fare finta di essere il ritratto dello spirito del Natale sotto steroidi o i film zuccherosi e vai in tilt. Il tuo sistema nervoso legge come una minaccia tutto questo, una minaccia al tuo senso di adeguatezza. Non è solo "Che bello il Natale degli
altri, è perché il mio Natale non è così? Cosa sto sbagliando? Perché non mi sento come dovrei?" Ah, e qui scatta l'evitamento esperienziale, cioè inizia a combattere stanchezza, noia. tristezza, irritazione, invece di accettarle come parte della vita anche in questo periodo natalizio e passare oltre.
Allora ti dici non dovrei sentirmi così, non dovrei sentirmi triste, dovrei essere felice, devo riuscire a raggiungere uno stato emotivo giusto, adeguato a questo periodo dell'anno e a tutti gli altri. Ma indovina un po'? Più insegui quell'emozione obbligatoria, più ti allontani da come stai davvero, che è il tuo stato naturale.
È come cercare di addormentarsi ripetendosi in testa adesso devo dormire per forza. Adesso devo dormire per forza. Peggiora tutto e il risultato è sempre il solito: stress, ansia, sorriso finto da parte aziendale e un senso sotterraneo di disconnessione da te stessa o te stesso che ti ammazza. È come Black Mirror, no? puntata Nose
Dive, dove per prendere votazioni alte per il comportamento sociale fai di tutto e sorridi anche quando vorresti urlare e strappi passo passo un pezzo della tua identità e della tua realtà. A dicembre non diventiamo buoni, neanche gli altri lo diventano, diventano conformi. Si conformano alla massa e la conformità e la conformità e l'antitesi
dell'autenticità. Quando il tuo obiettivo diventa non deludere il copione che è stato scritto per questo film assurdo, hai già smesso di chiederti ma io qui dentro cosa sento davvero e cosa voglio scegliere a prescindere dalle lucine che mi hanno attaccato davanti alla casa. Se il gioco fuori è truccato, l'unico
modo per non farti usare è cambiare le regole da dentro. La bontà non è un outfit stagionale che tiri fuori con le palline dell'albero, è una struttura naturale. È proprio quello che dipende dalla neuroplasticità del nostro cervello. Il cervello impara da ciò che fai spesso, non da ciò che fai cavalcando la stella cometa età.
Quindi essere la versione carinissima di te stesso per 10 giorni e poi tornare la standard edition il resto dell'anno non è bontà. È solo perché lo fanno i tuoi parenti, pure quelli che non sopporti, non è una giustificazione, è marketing personale scadente. Dunque, strumento pratico uno, ogni volta che ti senti in
ansia o in colpa a dicembre, ti fermi e ti chiedi sto facendo questa cosa per un mio valore o per paura di deludere il copione natalizio? Rispondere a tutti, agli auguri sempre e comunque appena ti arrivano. Eh, rispondere entro la mezzanotte, fare regali anche oltre le tue possibilità, dire di sì a ogni incontro, ogni cena, ogni meeting, ogni
ritrovo di solito è paura, non è difendere i valori nei quali credi veramente o la tua persona. Allenarti a dire qualche no è già un atto di bontà, sì, verso di te e quindi dovresti farteli. strumento pratico numero due. Mh. M non non ti chiedere se sei abbastanza buono o abbastanza buona. Chiediti, ma io sto agendo in linea con
quello che per me conta davvero con la mia idea di bontà, gentilezza, del fare del bene al me e agli altri? Eh, se il Natale fosse scritto da Quent in Tarantino, nessuno reciterebbe la parte del buono, ma tutti farebbero una parte interessante, anche se non esattamente buona. Nel mondo reale non serve diventare un personaggio di Tarantino,
basta smettere di recitare e essere autentici. Dunque, il Natale non ha bisogno della tua maschera, ha bisogno che tu smetta di mentire per via di tutte queste favolette imposte che circolano nell'aria, come il profumo di biscotti e almeno per una ventina di giorni torni a fare del bene a te. Allenati ad essere una persona autentica
anche quando le lucine dell'albero sono spente. In descrizione trovi tanti strumenti, altre risorse, i miei contatti, eccetera eccetera. Se questo video ti è piaciuto, iscriviti al canale, condividilo con la persona più allergica all'ipocrisia natalizia che conosci e ci vediamo sempre qui su questo canale.
Ciao da Giacomo.